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19

Ott

Le api non pungono, baciano!

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Il più conosciuto e stimato degli scienziati, il grande Albert Einstein, pronunciò una famosa predizione secondo cui nel momento in cui tutte le api si saranno estinte dal pianeta, la fine della razza umana sarà imminente, esattamente nel giro di quattro anni. A pronunciare la nefasta rivelazione non è di certo un profeta o un mago, ma il nobel per la fisica, nonché uno dei geni assoluti del Novecento, per cui è plausibile che non ci sia troppo da scherzare sull’argomento. Einstein aveva un modo molto semplice e diretto per comunicare con la massa e con queste parole intendeva spiegare all’uomo “comune”, quanto fondamentale fosse il ruolo di questo piccolo straordinario insetto rispetto alla nostra esistenza, poiché sono le api ad impollinare più del 50% della vegetazione, non solo fiori ma anche frutti. Impollinare significa consentire alla pianta di riprodursi, di crescere e di rinnovare il ciclo. L’assenza delle api, ebbene la questione possa sembrare posta in maniera semplicistica, significherebbe quindi la progressiva perdita del sostentamento agli erbivori, e quindi ai carnivori, e non di meno, all’uomo.

In questa sede non è intenzione addentrarci in disquisizioni di alta scienza, ma vale la pena soffermarsi sui segreti che custodiscono le api e sulla loro importanza rispetto alla vita umana, perchè, citando Micheal Onfray: “Ogni ape porta in sé il meccanismo dell’universo: ognuna riassume il segreto del mondo.”

Chi meglio di un apicoltore può spiegarci cosa fanno e le api e quale prezioso contributo danno quotidianamente alla vita dell’uomo, non solo permettendo la riproduzione dei fiori e dei frutti, ma anche offrendo dei prodotti unici e preziosi, fondamentali per la nostra alimentazione.

Marco Agabiti è un giovane apicoltore di Norcia, conosciuta sicuramente per la bellezza mistica dei suoi paesaggi, per i legumi, gli insaccati e il tartufo, ma pochi sanno che questi luoghi offrono le condizioni ideali anche per allevare api e produrre del dolcissimo miele naturale, soprattutto nella splendida piana di Castelluccio.

Marco affianca il padre nell’azienda di famiglia, Il Massaro, “Società semplice agricola” dove producono miele e altri prodotti delle api da due generazioni e che oggi conta una decina di dipendenti. Di recente, l’azienda Il Massaro è entrata a far parte della filiera alimentare Food Italiae e del Gruppo Grigi, trovando posto tra realtà di eccellenza e appartenenti alla filosofia portante “dalla terra alla tavola”.

/ Marco da quanti anni fai l’apicoltore di professione?

Ho iniziato a collaborare nell’azienda di famiglia circa 4 anni fa. La nostra è un’azienda che è nata con una gestione prettamente familiare, ma nel tempo siamo cresciuti e siamo riusciti a fare il salto per diventare un’azienda strutturata in grado di fornire miele non solo in Umbria e dintorni, ma in tutta Italia e persino all’estero. Posso affermare che la nostra è una delle aziende leader in Europa nel settore dell’apicoltura. Purtroppo come molti imprenditori del territorio, abbiamo subito ingenti danni a causa del terremoto che ha colpito Norcia. Per noi i danni hanno riguardato soprattutto le strutture di produzione del miele, ma le scosse hanno compromesso anche i nostri alveari quindi abbiamo passato momenti davvero difficili. A distanza di due anni, non possiamo dire di aver completamente superato gli effetti del terremoto, ma piano piano e con tanti sacrifici, stiamo tornando alla normalità.

/ La vostra azienda produce solo miele o anche altri prodotti?

Certamente il miele come primo prodotto, ma sono tanti i “regali” che le api fanno all’uomo: dalla propoli alla pappa reale e alla cera, utilizzata anche per la realizzazione di cosmetici naturali. Noi produciamo e commercializziamo miele di diverse tipologie, ma trattiamo anche questi straordinari prodotti dalle proprietà benefiche. Come anche produciamo la melata, ovvero il prodotto derivante dagli afidi che si nutrono della linfa degli alberi. In assenza di piante nettarifere, soprattutto nei boschi, le api si nutrono di melata e quindi producono un miele diverso da quello proveniente dal nettare dei fiori. Pensa che per la produzione di melata a volte scendono in campo anche le formiche, che trasportano gli afidi sulle foglie per favorire la produzione della melata e quindi il reperimento da parte delle api. In natura assistiamo ad un tacito spirito di collaborazione tra gli esseri viventi, persino tra gli insetti, cosa che l’uomo sebbene cerebralmente più evoluto, purtroppo dimostra a volte di non saper mettere in pratica.

/ A proposito di rapporto tra uomo e natura, ormai evidente anche ai più scettici che è in corso uno stravolgimento degli ecosistemi del nostro Pianeta, vuoi a causa dei cambiamenti climatici, dell’ inquinamento o di qualsiasi altra azione provocata dall’uomo in maniera sconsiderata. Come ne risentono le vostre api? Avete avvertito un peggioramento del loro stato di salute?

Assolutamente ne risentono. Negli ultimi anni, se paragoniamo la produttività a quella che c’era ai tempi in cui ha iniziato mio padre, parliamo di una diminuzione della quantità di miele che si aggira intorno al 50%. Per quanto riguarda noi apicoltori, i due grossi pericoli sono rappresentati dall’inquinamento (atmosferico, ma anche elettromagnetico) e dall’utilizzo di diserbanti chimici da parte degli agricoltori. Nell’ambiente agricolo in Italia c’è ancora molta ignoranza, spesso gli agricoltori non sanno nemmeno cosa stanno utilizzando per fertilizzare i propri terreni. Non dimentichiamoci che l’organismo di un’ape, sebbene parliamo di un insetto, non è così differente da quello umano in termini di struttura e di organi. Se un’ape che assorbe o respira un pesticida chimico muore immediatamente, noi umani, sebbene più complessi, assorbendo la stessa sostanza impieghiamo solamente più tempo ad ammalarci. Ma l’effetto, al di là della resistenza dell’organismo, è il medesimo, ovvero il sopraggiungere di complicanze invalidanti e per finire, della morte.

/ Che rapporto c’è tra un apicoltore e le sue api?

Per me contano quasi come un cane, sono animali nobili, che rispetto e che ringrazio ogni giorno, perchè mi danno così tanto chiedendo in cambio così poco. Le api sono degli insetti sociali, ogni membro della comunità copre il suo ruolo e mette a disposizione le sue capacità al servizio della vita dell’alveare. Come detto prima, c’è molto da imparare dalla loro operosità e dal loro equilibrio sociale. Noi come apicoltori ci occupiamo di spostarle in base alle fioriture, ci assicuriamo che siano in salute, protette da pericoli e che siano in grado di produrre miele seguendo i loro cicli naturali, senza interferire. A volte non guasterebbe un maggiore supporto a livello sanitario, rispetto ad altri tipi di allevamenti, qui in Umbria non c’è molta conoscenza veterinaria di questi insetti e spesso dobbiamo improvvisarci “dottori” per capire cosa non va nelle nostre api. Oltre a questo, l’apicoltore è soprattutto un botanico, perchè è grazie alla conoscenza del ciclo delle fioriture e all’adozione di buone pratiche di coltivazione che si assicura all’ape di produrre miele e quindi di sopravvivere.

/ Come si fa il miele?

Come già detto, tutto inizia con i fiori o la melata. Una volta che le api hanno prelevato il nettare, lo passano alle compagne operaie all’ interno dei favi. Qui le api ventilatrici si occupano di tenere sotto controllo l’umidità all’interno della “dispensa” dell’alveare e agitando le ali (da qui il nome) fanno si che evapori l’acqua dal miele. Ci tengo a specificare che l’apicoltore non “ruba” il cibo alle api, perchè ci preoccupiamo affinchè il solo miele che portiamo via non provochi una sofferenza nutrizionale per le abitanti dell’alveare. Al di sotto del melario ci assicuriamo che le api abbiano la scorta necessaria per provvedere al loro sostentamento e in caso di mancanza, provvediamo a rifornirlo. Terminato il periodo di fioritura, le api interrompono l’attività e in questa fase è importante allontanarle dalla zona in quanto potrebbero iniziare a prelevare il nettare da altre piante, venendo meno “la purezza” del prodotto. A questo punto i melari vengono portati in azienda, e attraverso macchinari specializzati, il miele viene estratto dai favi grazie alla forza centrifuga, viene ripulito e lasciato decantare per far uscire le bolle di aria. A questo punto, quando la schiuma sparisce, si può procedere all’invaso.

/ Cosa vi aspettate dall’ ingresso nella filiera del Gruppo Grigi?

La famiglia Grigi è alla costante ricerca di realtà imprenditoriali che sposino i valori del proprio ideale di filiera agroalimentare e noi rispettavamo tutti i requisiti, quindi siamo entrati in Food Italiae. Ci aspettiamo sicuramente di poter accedere a nuovi mercati e di poter contare sul supporto di un grande gruppo italiano, che vanta decine di anni di esperienza e di successi.

/ Oggi c’è una tendenza in crescita tra i giovani all’avvicinarsi alle professioni agricole. Cosa diresti o consiglieresti a chi volesse intraprendere la strada dell’apicoltore?

Ancora non ho compiuto 30 anni, la mia passione certamente è nata da una vocazione di famiglia e dall’interesse che cresceva intorno al mestiere di mio padre. Ma lavorare nell’agricoltura o nell’allevamento non è solo “ritorno alla Terra”, è un mondo di sacrificio, di imprevedibilità, di pazienza. Quello che osservo è che spesso ci si improvvisa viticoltori, mastri birrai, coltivatori sull’onda dell’entusiasmo senza poi capire fino in fondo che le aspettative spesso non coincidono con la realtà, perchè la Terra non perdona. Basta poco, una gelata o magari una siccità, come quella dello scorso anno, per mettere in ginocchio l’attività e in questi casi bisogna avere determinazione ma soprattutto esperienza, per ricominciare tutto da capo. Credo che non tutti siano predisposti ad avere questo tipo di “umiltà” nei confronti della natura, quindi è bene pensarci bene e a lungo. Inoltre a fare l’apicoltore, bisogna mettere in conto svariati pizzichi al giorno, o come li chiama mio padre..”i baci delle api”!

 

a cura di Maria Giulia Sorci